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Pagina:Barzini - La metà del mondo vista da un'automobile, Milano, Hoepli, 1908.djvu/26

xvi introduzione


Io mi dichiaro soddisfatto del successo pratico ottenuto, anche se ha dimostrato che, oggi come oggi, non si può venire d’un fiato e senza scendere di macchina da Pechino a Parigi.

Ma il successo si deve ad alcuni fattori che voglio rilevare.

Taccio della macchina. La riuscita materiale l’ha dimostrata ottima; ma essa non fu, insomma, se non l’istrumento del successo; lo scalpello con il quale l’artista colpisce la statua, che ha creata nel suo sogno di bellezza. La mano intelligente, che guida lo scalpello, è più ancora nell’opera d’arte — ed operò nella preparazione diligente della spedizione.

La scelta della macchina fu fatta secondo criteri certi. Si pensò che la forza e la leggerezza fossero termini relativi, e che poteva essere di fatto più leggera e più utile una macchina di duemila chili con quaranta cavalli, che non una di peso poco inferiore con molto minor forza. E si fu estremamente meticolosi nella organizzazione della parte logistica. Con noi portavamo una larga collezione di pezzi di ricambio, ordinatamente disposti nel cassone posteriore della macchina, dal quale per ventura non fu quasi mai necessario estrarli. Sul percorso furono largamente e logicamente distribuiti i rifornimenti delle materie di consumo.

Dal 15 febbraio, giorno dell’accettazione definitiva della sfida, al 10 giugno, giorno fissato alla partenza da Pechino, il tempo ristretto non permetteva la corrispondenza epistolare. Fu personalmente e telegraficamente che si provvide.

Da Shanghai vennero a Pechino la benzina e l’olio necessari per il percorso in China e in Mongolia. Da Pietroburgo la casa Nobel pensò a distribuire per la Siberia e per la Russia le quantità necessarie alla traversata dell’immenso impero.

Da Pechino le lente carovane di cammelli — quante ne sorpassammo marcianti sonnacchiose nella luce dell’alba, nel crepuscolo lunghissimo della sera, o ferme, mentre passavano sulle bestie brucanti gli sterpi, sugli uomini riparati sotto le tende rabescate, le ore del sole torrido! — portavano al solitario pozzo di Udde, alla città sacra di Urga, l’occorrente per