Pagina:Barzini - Gl'italiani della Venezia Giulia, Milano, Ravà, 1915.djvu/38


— 36 —


sparmio italiana, la quale ha la garanzia dei Comune e della Camera di Commercio ed offre la massima sicurezza — la slava non dispone che di un capitale iniziale di 30.000 corone. Ogni intrapresa slava è invitata e favorita; una potentissima macchina finanziaria, che trae risorse da tutto il mondo slavo, opera un immane lavoro di accaparramento sulle regioni italiane.

Otto grandi banche slave, con 121 milioni di capitale, sono insediate a Trieste contro la sola grande banca italiana, la Commerciale Triestina, che ha otto milioni. Quattro altre piccole banche slave, che hanno dietro di loro le grandi, portano impetuosamente negli affari la lotta nazionale, sussidiano immigrazioni, non temono di perdere pur di volgere la proprietà italiana in proprietà slava, s’impossessano di terreni, di aziende, di commerci aprendo un credito illimitato per sospenderlo quando la sorte d’un uomo o d’una ditta dipende da un rinnovo. Imprese grandi e piccole si slavizzano così, nel possesso, nel nome, nell’essenza, nel personale. Dietro ogni operazione di banca c’è un manipolo di slavi che aspetta il posto. Avremmo troppo da dire se volessimo illustrare tutto questo immane lavorìo d’interessi che penetra, striscia, circuisce, afferra, snatura. Ma che importa; tutto ciò sarebbe di buona guerra e non avrebbe importanza se il campo fosse ugualmente libero a tutti, se la tutela del governo si svolgesse equamente da ogni lato, se la costituzione di banche e d’istituti italiani non divenisse un problema quasi insolubile, come è un problema quasi insolubile fare qualsiasi cosa che porti l’abborrita etichetta dell’italianità.

Noi avremmo ancora infinite cose da narrare; abbiamo una mole enorme di dati, di statistiche, di note, che illuminano tutta la feroce persecuzione dell’italianità, tutta l’opera violenta di disboscamento che si tenta sul lembo estremo della gran selva italica. Ma crediamo di aver dato già un’idea concreta della situazione delle popolazioni italiane dell’Austria anche tralasciando altri fatti importanti e gravi. Ora, su tutto questo noi crediamo di avere una parola da dire. Una parola come sudditi di una grande nazione, e come italiani.