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gneri venuti dalla Germania, La compagnia di navigazione «Istria e Trieste» ha dovuto licenziare nel 1912 i suoi impiegati regnicoli, e la stessa lettera di licenziamento rivelava l’imposizione. Calcolando le famiglie di queste migliaia di nostri concittadini messi alla porta, quante persone private di onesta risorsa per questo delitto: essere italiani!


Licenziamenti ed espulsioni.


Non passa giorno poi senza che due, tre, quattro sudditi italiani siano espulsi sotto ogni pretesto, ed anche senza alcun pretesto. Abbiamo una lista di varie centinaia di recenti espulsioni d’italiani, con le relative motivazioni, che costituisce un documento stupefacente. Qualsiasi contatto con la polizia è un motivo d’espulsione. Un vetturino italiano riceve una contravvenzione per eccesso di velocità? Espulso. Un italiano urta per caso un ufficiale che lo schiaffeggia e sguaina la sciabola? Espulso. Un italiano ha una discussione in un caffè per ragioni che nulla hanno a che fare con la politica? Espulso. Un regnicolo è stato espulso perchè aveva rimproverato acerbamente un giovane che si rifiutava di sposare sua figlia dopo di averla sedotta. Un suddito italiano, sensale di terreni e di stabili, è stato espulso perchè favoriva la vendita d’immobili d’oltre confine. Una vecchia friulana regnicola di settanta anni, che dalla giovinezza era occupata come lavandaia presso una signora, è stata espulsa per «misura d’ordine pubblico». Una compagnia italiana d’operette è stata espulsa perchè a Pola un fischio del lubbione ha accolto, durante una rappresentazione di Sangue viennese. la comparsa del soldato austriaco. Ma avremmo di che riempire dei volumi di citazioni, molte delle quali avrebbero un sapore comico se nella loro essenza non avessero il più doloroso dei significati.

Avviene che dei sudditi italiani siano provocati da sloveni, ordinariamente con la frase «andate a Tripoli»; se rispondono sono indicati alle guardie, arrestati, e,