Pagina:Barzini - Dal Trentino al Carso, 1917.djvu/84

74 il baluardo ripreso



IL BALUARDO RIPRESO.

Vicenza, 25 luglio sera.

La vetta del Monte Cimone è riconquistata.

Se non si fossero visti i nostri alpini salire, inerpicarsi, scalare e assaltare quell’imponente castello di rocce a picco che costituisce la sommità del monte, non si riuscirebbe a capire come si sia potuta espugnare una posizione isolata da pareti immani. La vista della montagna spaventa. Da Arsiero essa appare come un torrione massiccio, grigiastro, tormentato, maestoso, erompente con truce possanza da precipitosi declivi impellicciati di boscaglia. L’attacco doveva balzare sull’inaccessibile. Non v’era altra via. Bisognava andar su per una muraglia, in pieno giorno, di viva forza, sotto la grandine delle granate a mano.

Questo si è fatto. E anche dopo avere assistito all’azione, rimane un non so quale dubbio assurdo, l’impressione di un inganno di sensi, di una gloriosa allucinazione, tanto la verità appare inverosimile. È stata una visione di guerra indimenticabile, uno di quegli spettacoli che rimangono vividi nella memoria per tutta la vita, e che ad ogni momento si ricompongono avanti allo sguardo assorto. L’occhio che ha fissato una gran luce, abbacinato, continua a vederla quando