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Pagina:Barrili - La figlia del re, Treves, 1912.djvu/9


LA FIGLIA DEL RE


I.

Di nome si chiamava Virginio, e di cognome Lorini; ma in paese gli dicevano Zufoletto, senz’altro. Quello era il soprannome che gli aveva appiccicato il signor Demetrio Bertòla, prendendolo per gran degnazione a bottega. Era un cosino da nulla, alto quanto un soldo di cacio; mingherlino, quasi diafano; sano, per altro, e svelto come un capriolo; ma sottile, Dio buono, tanto sottile da far temere che il vento, alla svolta della prima cantonata, se lo dovesse portar via con un soffio; men che uno zufolo, insomma, uno zufoletto a dirittura; e quel nome gli eia rimasto. Zufoletto di qua, Zufoletto di là; ed egli non mostrava di aversene per male; che anzi, ne rideva, mostrando tutti i suoi dentini bianchi e facendo luccicare i suoi occhioni azzurri, di solito velati da un’aria di malinconia precoce, comune ai bambini venuti su senza carezze alle albe grigie della vita. Forse gli pareva, con quel soprannome, di essere un altro, di avere acquistato come un diritto nuovo, di appartenere più intimamente a quella casa, dove era stato sbalestrato dal caso.

Povero bambino! Era rimasto orfano di madre, nascendo; di padre, poi, a nove anni, quando incominciava a capire che per lui non c’era a sperar niento di buono, con un babbo scioperato, buontempone, senza regola, che non aveva mai saputo cavare un costrutto dalla sua professione di notaio, trascurando lo studio per l’osteria, e lasciando che la casa dei suoi vecchi, spoglian-