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lo aveva chiamato poc’anzi! Pelli sfiorite, ahimè; gialle, incartapecorite, da mandarle in pezzi, solo ai ficcarci le dita.

Mentre così pensava il signor Demetrio, maledicendo la sua lingua che era corsa un po’ troppo, Virginio era andato nella stanza vicina e ne ritornava con tre o quattro scatole di cartone, tenute alte fra le palme delle sue mani delicate e nervose.

— Veda un po’, signor mio, se qualche cosa le serve; — diss’egli, disponendo le scatole sul banco e aprendole l’una dopo l’altra sotto gli occhi del nobile avventore.

Il signor Demetrio allungò il muso per guardare a sua volta, e vide manipoli, fasci, cataste di guanti d’ogni colore, d’ogni sfumatura di colore, freschi, fiammanti, nuovi di zecca, com’egli avrebbe detto volentieri, anzi nuovi di fabbrica.

Veduto quel tesoro, il signor Demetrio rialzò la fronte, e guardò con aria di trionfo l’avventore, quasi volesse dirgli: — Ebbene, signor mio, che gliene pare? C’è di tutto, nel Bottegone, ed io non parlo a caso. La prego di crederlo. —

Ma dentro di sè pensava di averla scampata bella.

— Questa è nuova, proprio nuova.... di zecca; — diss’egli a sè stesso. — Ma già, quel Virginio! quel Virginio è un ragazzo impagabile. Le pensa tutte, lui, le prevede tutte, non gliene sfugge nessuna. —

E ancora non aveva finito di meravigliarsi. C’era dell’altro, e non lo notava lui solamente, ma anche il nobile avventore, osservando che i guanti avevano le misure segnate a lettere alfabetiche e numeri progressivi, secondo il sistema Jouvin, il moderno e il più accetto sistema, che faceva impallidire tutti i sistemi anteriori, compreso il Copernicano e il Tolomaico. Il signor Demetrio notò con piacere che l’avventore aveva subito ritrovati i guanti adattati alla sua mano. «L, 14» che si fa celia? Come a dire sette e tre quarti; ma tutt’altra cosa, Dei immortali, tutt’altra cosa.

Anche la signorina Fulvia s’era avvicinata al