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tale e quale, come cinque o sei anni prima, non essendo mutati i gusti del paese, nè cresciute le richieste. Già, quello era un genere che il signor Demetrio lo teneva più per l’onore che non per il guadagno, veramente assai magro. Per contro erano cresciute le pannine, con grande varietà di tessuti, e con un vero assortimento di novità, così per battere i mercanti avventizi della fiera imminente, come per mostrare ai signori villeggianti che Mercurano non impallidiva al confronto delle città, capiluoghi di circondario o di provincia che fossero.

Della pizzicheria c’era poco da dire: quello era il genere più ricercato, antico «ed accetto per ogni classe di persone. Al ventre ci pensano tutti, soleva dire il signor Demetrio, e per arrivare al ventre si suol passare per la gola.

S’intenderà che alla pizzicheria, fondamento e fortezza della casa Bertòla, gli occhi della signorina Fulvia guardassero più distratti che mai. Più volentieri si fermarono nella cartoleria, vedendo seguita con molto buon gusto la moda, così nel taglio dei cartoncini e delle buste, come nella carta di filo all’antica, senza raffilature sui margini, che era la gran novità dell’anno in materia epistolare. E brillarono gli occhi e sorrisero le labbra, davanti a certe scatole piene zeppe d’immagini, di figurine in rilievo, a colori vivaci, con riporti di raso, di seta e di tulle. Fulvia riconobbe con piacere le vecchie, ed ammirò anche un tratto le nuove. Che ricchezza era mai quella! E il signor Virginio arrossì, dovendo confessare alla signorina Fulvia di aver sempre aumentato quel tesoro per lei.

Ma per lei, disgraziatamente, non erano più fatti quei graziosi trastulli. Virginio lo sapeva, e non si trattenne molto davanti alla raccolta delle sue figurine di carta e di stoffa. La condusse invece al piano superiore, facendola entrare nel salotto, dov’era un bel pianoforte, nuova ed inaspettata decorazione del luogo, che strappò un grido di lieta maraviglia dalle labbra di Fulvia. E il grido non bastava, come, non