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Pagina:Barrili - La figlia del re, Treves, 1912.djvu/318


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- Come Lei, signora; — rispose eggi; — come Lei.

— Ma io per far oompagnia ai bambini; — replicò la contessa. — E a chi fa compagnia Lei?

— Ai miei pensieri, signora.

— Un po’ più grandi, se mai; diciamo anzi vecchi, non Le pare?

— Eh, sananno su per giù come me; buona notte.

— Sperava, con quella chiusa, di aver tutto aggiustato.

Ma era appena al principio. Fulvia, a cui egli dava in quella forma il commiato, si affacciava allora sull'uscio.

— Non si spaventerà mica di questa apparizione notturna? — diss'ella, entrando. — Avevo promesso un’ispezione; e poichè una striscia di luce m’invita, eccomi qua. Bello! — soggiunse, guardandosi intorno. — C’è ordine, e mi piace. Libri assai.... Bisognerà che dia una ripassata a tutti quei titoli; ma aspetterò a farlo di giorno chiaro. E questa esposizione, che cos’è? Ah, bene, bene, una processione di Fulvie! Dio, quante Fulvie! in collo alla balia, al primo dente, alle prime scarpine, c’è tutto il vestibolo dell’esistenza! Questo, col muso lungo lungo, dovrebbe essere stato fatto dopo la rosolìa,

— Che muso lungo! — esclamò Virginio. — Dove lo vede Lei?

— Mi pareva; — rispose Fulvia. — Ma son pronta a ricredermi. E tu piccina, così affagottata nella tua vesticciuola a quadri, sei bruttina parecchio.

— Quella lì non la tòcchi; — rispose Virginio; — è del tempo che incominciava a leggere.

— Bispettiamola, allora. E quest’altra, che mostra di aver tante pretese?

— Ma che pretese? È seria; ha già fatta la sua prima comunione.

— Capisco, — disse Fulvia, — che dovrò rispettarle tutte.

— Sì, farà bene; — rispose Virginio.

— Con che tono me lo dice, signor Lorini! Sa che non era così, neanche quando m’insegnava