Apri il menu principale

Pagina:Barrili - La figlia del re, Treves, 1912.djvu/301


— 293 —


Vuole andarci anche Lei, signor Virginio, e per- suadersi che è necessario il fare? —

— E andiamoci; — disse il signor Demetrio convinto; — sapremo da’ lui quello che sai tu a quanto pare, ed io meno di te.

— Non occorre, — rispose Virginio, — non occorre. Se è proprio necessario di mostrar di sapere, eccovi qua tutto quanto, in poche parole. Secondo la nostra legislazione, non essendo chiesta ed ottenuta la separazione della vostra fgliuola dal conte Spilamberti, potrebbe avvenir che alla vostra morte, fra cent’anni s’intende...

— Amen! — disse divotamente il signor Demetrio. — Prosegui pure il tuo interessante discorso.

— Che alla vostra morte, — proseguì Virginio, — il vostro signor genero avrebbe l’amministrazione dei beni parafernali pervenuti i eredità a sua moglie.

— Sarebbe un guaio! — esclamò il signor Demetrio.

— Certamente; ma voi vivrete ancora cent’anni.

— Amen, ti ripeto; ma tu, caro, non me lo puoi garantire.

— E aggiungi questo; — entrò a dire la contessa; — che se morissi io, io che non ho intenzione dì vivere tanto, il conte Spilamberti sarebbe in una condizione molto migliore. Dica ci non è vero; — soggiunse ella, volgendosi a Virginio Lorini.

— Lo ammetto; — rispose questi. — Il signor conte, avendo la patria potestà, avrebbe di conseguenza l’amministrazione, e diciamo pure il libero sgoverno di quei beni, che passassero ai suoi figliuoli, quali eredi della madre loro.

— Gravissimo guaio anche questo! — notò signor Demetrio.

— Ma lontaniasimo per fortuna, — riprese Virginio. — Lasciate correre; ci sarà tempo pensarci.

— Ci sarà tempo! — ripetè la contessa. - Si può e si deve far subito ciò che si dovrebbe fare ad ogni modo più tardi.