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— Virginio.... Virginio, che consiglia la calma.

— Che cosa ci ha da vedere il signor Lorini? e perchè, sopra tutto, ha da consigliarci la calma?

— Non lo so; — rispose il signor Demetrio.

— Lasciate correre, ci sarò tempo; è il suo ritornello. Vuoi domandarne a lui? Te lo chiamo subito.

— Mi fai piacere, babbo. Son curiosa di conoscere le sue ragioni, se n’ha. —

Virginio non ne aveva; o forse non voleva dirle in presenza della contessa. Già gli sapeva male che Fulvia fosse stata informata della fuga di Maddalena col conte Attilio, una fuga veduta da lui, da lui accennata al suo principale.

— Non gliel'ho detto io, sai? — gridò il signor Demetrio, quando si fu venuti a quel fatto. — Io so tenere in corpo un segreto, anche quando il tenerlo mi pesa. È stata la Sferralancia che ha parlato, credendo che Fulvia ne fosse già informata da noi. La graziosa seccatrice ha pure aggiunto, per iscagionare il suo protetto, ch’eglì non ha voluto saperne di Maddalena e l’ha cacciata da sè, quando gli fu capitata tra piedi. Dio sa, o il diavolo, dove sarà andata a finire quella poco di buono. —

Virginio sorrise involontariamente a quella notizia, e il suo sorriso non isfuggì all'occhio attento di Fulvia.

— Sia stata cacciata, o non sia, importa poco, anzi nulla; — osservò la contessa. — Non per ira contro quella donna, io domando di separarmi legalmente da lui. Ho ben altre ragioni e più gravi. Sa Lei, signor Lorini, che danni potrebbero venire alla famiglia, se questa separazione non fosse chiesta ed ottenuta?

— Ma.... io, veramente.... — balbettò Virginio; — non saprei.

— Dica non vorrei, e sarà più sincero; — riprese Fulvia. — Quanto a me, so già molto; so tutto ciò che bisognerebbe fare, avendo parlato di questi giorni coll’avvocato Calestani. Vuoi tu andare da lui, babbo, e sentire il suo parere?