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sfacciato della mia dignità, in casa mia, sotto i miei occhi, non ho potuto tollerarlo; ma ladro della cassa di mio padre, cagione di continui dispiaceri a quell’onest’uomo ch’egli ha vilmente ingannato, no, non lo voglio, non lo vorrò mai e poi mai.

— Sei troppo severa; — osservò la Sferralancia. — Se egli fosse pentito.... se giurasse....

— Giuri quanto vuole, e spergiuri; ma resti lontano, e veda di farsi dimenticare. È il meglio che possa aspettarsi da me. —

La concessa Sferralancia stette alquanto silenziosa a guard»r la figlioccia; poi avvicinandosi a lei e abbassaaido la voce, le disse:

— Tu ami un altr’uomo. —

Fulvia rizzò fieramente il capo, e fissò gli occhi scintillanti di sdegno negli occhi dell’audace signora.

— Ebbene, che cos’è? — riprese quell’altra. — Lasciami dire; sono la tua madrina, quasi una madre, mi pare, ed ho il diritto parlarti con una certa libertà. Sei troppo severa. Perchè una donna parli così duramente dell’uomo ch’ella ha amato, dell’uomo a cui ella è appartenuta, bisogna bene che ci sia di mezzo un altro. Quantunque, a dire la verità, — soggiunse la contessa Sferralancia con un risolino malizioso, — che bisogno ci sarebbe stato di tanta durezza? la vita, bambina mia, non è così tragica come te vuoi figurartela. Si può stare in pace con l'uomo che non si ama più, o che non si è amato mai, ma del quale si porta il nome, e vivere, e sognare e sentire, seguendo l’impulso del cuore.... a cui non si comanda, pur troppo. Vedi dunque che io non ti ho detto nulla di orribile, e che, senza intenzione di fartene un carico grave, posso pensare....

— Quel che vorrete; — interruppe Fulvia; — ma lasciatemi tranquilla, vi prego. Questi discorsi mi turbano.

— Mi mandi via?

— No, vi supplico di cangiar discorso.

— Ma accetti il mio consiglio?