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Ma la contessa Sferralancia non voleva darsi ancora per vinta.

— Capisco; — diss’ella. — Tu sei in collera per il fatto di Maddalena. Ma pensa ch’egli non ci ha avuto colpa; è stata lei che è andata a raggiungerlo. Una vera persecuzione, un castigo di Dio, non lo nego; ma ti ripeto che egli non l’aveva cercata, nè chiamata, e che è stato molto seccato, di vedersela comparire a Milano. Vuoi di più? L’ha trattata male, l’ha cacciata via, come per solito non si caccian le donne belle, quando cascano tra le braccia. —

~ La contessa Spilamberti aveva drizzato l’orecchio ed inarcate le ciglia.

— Anche questa! — esclamò. — Maddalena lo ha seguito a Milano?

La contessa Sferralancia si morse le labbra. Ma, per fermare le parole, era tardi.

— Non sapevi? — diss’ella. — Pure, lo sapeva tuo padre.

— E non ha creduto necessario di dirmelo; — rispose quell’altra. — Forse ha pensato che la notizia era di poca importanza. Veramente, il conte Spilamberti non è stato cavaliere con Maddalena; me ne dispiace per lei. Ma già, sarebbe bisognato anche a lei conoscerlo, prima, come l’ho conosciuto io fin da Roma, tollerandolo oltre ogni confine della pazienza che Dio ha messa in cuore alle donne.

— Nel tuo non mi pare poi troppa! — notò la Sferralancia. — Ricusi la pace!... —

— Io? — ribattè la Spilamberti. — Io ricuso la pace? Ma appunto per godere la mia, che ho conquistata così a caro prezzo, non voglio più vedere chi tornerebbe a turbarla. Potevo adattarmi alla presenza di quell’uomo dalle cento avventure.... Sappiate, madrina, che molte io ne ho conosciute, e molt’altre indovinate. Potevo adattarmi, dico, alla presenza sua, anche sapendo che, finite le sue sostanze, il nobile spiantato si era rivolto a me, povera vittima di una sciocca ambizione. Sarebbe stata la penitenza del mio peccato; mi sarei rassegnata. Ma offensore