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derlo pentito! ma ladro, ladro, giurabacco! non l’avrei immaginato mai e poi mai. Discorsi al vento! — conchiuse il signor Demetrio, stringendosi nelle spalle. — Non si fa cammino con questi, e non si rimedia ia nulla. Quanto a quell’altro, vorrà egli ritornare?

— Scrivigli ad ogni modo; — riprese Fulvia. — Gli errori si scontano. Se non vorrà ritornare, tu gli avrai mostrato almeno di desiderarlo, e la tua lettera sarà una gentilezza, un atto di scusa, ch’egli avrà ben meritato.

— È una buona ispirazione; — disse il signor Demetrio, andando verso la sua scrivania, per non metter più tempo tra il dire e il fare. — Dopo tutto, non voglio andare in rovina per quell’arnesaccio, e salvi il Bottegone chi lo conosceva come la palma della sua mano. —

E scrisse, e mandò subito la lettera a Bercignasco. Ma il signor Lorini non era lassù; da cinque giorni aveva lasciato il paese, dove del resto non abitava troppo volentieri, e dove non restava mai lungamente, non essendo quello il suo nido, ma piuttosto il suo rifugio. Dov’era andato? A Modena, dicevano; e ad ogni modo gli avrebbero mandato laggiù il biglietto del signor Demetrio Bertòla.

— Oh, questa è nuova di zecca! — gridò il signor Demetrio, sconcertato da quella notizia, l’unica che non avesse preveduta. — Scrivetemi a Bercignasco! Ecco, gli ho scritto, e l’amico non c’è; anzi, è miracolo se ci capita a punti di luna. È andato a Modena. Che cosa ci ha con questa sua Modena benedetta? E sarà poi a Modena? Beato lui che può darsi bel tempo, col suo denaro, che se lo governa lui, senza scadenze in vista, senza pensieri in testa e senza cassieri in fuga. —

Quell’ottimo signor Bertòla non sapeva proprio come levarsi d’impicci. Più consultava libri, e meno capiva della sua contabilità disordinata. Frattanto, s’era sparsa in paese la notizia dell’accaduto, della scenata tra suocero e genero, della partenza di questo, e del vuoto da lui la-