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Pagina:Barrili - La figlia del re, Treves, 1912.djvu/222


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Virginio. — Mi avvezzerò all’idea di ritrovarlo qui, se egli si fermerà; non avrò da vederlo, se starà pocni giorni soltanto. Infatti, potrebbe darsi che non volesse restarci; il Bottegone mi par così poco fatto per lui!

— Oh, in questo hai ragione; penso ancor io che sarebbe una gran noia per lui.... ed anche un grande impiccio per noi. Va dunque, ragazzo mio; purchè non sia per troppi giorni, la grazia è fatta. —

Quel giorno, a tavola, si parlò molto di Bercignasco, dove Virginio contava di passare una settimana.

— Capisci? — diceva il signor Demetrio a sua figlia. — Abbiamo un milionario che tu non ci avevi lasciato, partendone.

— E sarebbe? — chiedeva Fulvia, non intendendo alle pjinae.

— Il nostro Virginio, perbacco, l’erede di suo zio arciprete, il padrone di mezzo il territorio di Bercignasco.

— Siete un cattivo agrimensore, signor Demetrio; — rispondeva Virginio. — Siamo ancora molto distanti.

— Perchè distanti? Se non hai tanto di terra, puoi comperarne quanto ti pare; — ribattè il signor Demetrio. — Hai rendita dello Stato a bizzeffe, e chi sa? fors’anche rendita turca. I preti ci credevano pure, una volta, alla rendita turca, omaggio reso alla solidità di Maometto. Va al tuo Bercignasco, ragazzo mio, e consolati a passeggiare i tuoi campi, come un patriarca; ma vedi anche di ritornare al più presto. Sei troppo necessario al Bottegone.

— Necessario! — esclamò Virginio. — Nessuno è necessario; altrimenti, bisognerebbe essere immortali.

— Che bella cosa! Ci farei patto ancor io: — disse il signor Demetrio.

— Quanto a me, non saprei consolarmene; — conchiuse Virginio.

— Come la ninfa Calipso! — mormorò Fulvia sorridendo. — Se ne ricorda, il mio maestro di