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pio di una nuova civiltà? Alla larga, e rifacciamoci a Mercunano. —

Ma che cos’era quell'accenno alla «Nuova Esperia»? Perchè doveva egli sentirne parlare, a proposito di quella bionda puppattola, che sgretolava principi e duchi? Quel principe, a buon conto, era sicuramente l'Andolfi, il cugino e il protettore del conte Attilio Spilamberti. E quel conte, che stava in attesa d’essere sgretolato a sua volta? quel conte che aveva una così bella moglie, sarebbe mai stato.... Per tutti i diavoli! il sospetto si affacciò alla mente del signor Demetrio Bertòla. Ma il buon senso fu pronto a discaccisarlo. Che follìa! Avrebbe il conte Attilio osato vogare sul remo al suo illustre cugino? E poi, non c’erano altri conti a Roma, e decorati di una bella moglie quanto il suo signor genero? Era proprio necessario di ricorrere a lui? Senza contare che sarebbe stata in verità troppo grossa, al second’anno di matrimonio. Per farle così grosse, di solito, ne occorrono cinque. Così almeno il signor Deimetrio aveva sentito dire dai pratici.

Quel giorno il povero signor Demetrio capitò a casa inaspettato per l'ora del pranzo.

- Oh bravo! — gli gridò il conte Attilio. — E l’onorevole Spicchi?

— Non c’era; — rispose il signor Demetrio, per farla finita con quell’argomento antipatico.

— Sempre così, i nostri deputati! — esclamò il conte Attilio. — Vengono a Roma quando li chiama il telegrafo, e poi via! Ma a giorni ci dev’essere una votazione importante; lo aspetterete, non è vero?

— Sì, babbo, ecco una bella idea, di cui sono molto riconoscente a Tili; — entrò a dire la contessa, battendo le palme.

— No, cari, abbiate pazienza; non posso più aspettare, non posso più rimandare; la mia presenza è necessaria a Mercurano. Gli affari prima di tutto.

— E vanno a gonfie vele; non è così? — disse il conte.