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la gran funzione di chiesa, la siguora Placidia, rimontata sul cocchio trionfale, riprendeva la via di Bercignasco, e «buon giorno signoria» anche per lei.

Così aveva causata Virginio la noia; così poteva seguitare ad ignorare resistenza della signora Placidia. Quando seppe che quella bofficiona era morta, si commosse tuttavia un pochino. Il male altrui fa pena a tutte le anime ben nate. Ma egli non si dolse tanto per la morte di lei, che infine se ne era partita dal mondo conciliata con Dio e sicuramente pentita di qualche durezza di cuore. Se ne dolse più per lo zio, che aveva fatta l’abitudine a vivere con quella donna in casa, e che era costretto a cangiar d’abitudine in un cattivo periodo della sua vita, essendo già avanti negli anni. Gli si mostrò dolentissimo, quando lo ebbe là, nel salottino del Bottegone, e lo sentì lagnarsi tanto compassionevolmente della triste vita che faceva, con un’altra persona di servizio, grande armeggiona, buona a nulla, e solo capace di mandargli la casa in rovina.

— Ah, ti assicuro, figiiuol mio, che non ne posso più; — diceva il vecchio arciprete, torcendo i muscoli del viso e spremendo perfino una lagrima dagli occhi. — Quella povera casa è troppo sola, dopo che è morta quella santa donna. Aveva i suoi difetti, ne convengo; ma chi non ne ha? Solo i santi: ma i santi sono in cielo, dove certamente l’hanno accolta, quella poveretta, che nei suoi ultimi momenti ha tanto sofferto. La casa è sola, Virginio, sola, troppo sola.

— Capisco; — rispose Virginio, non intendendo bene dove volesse andare a parare lo zio. — Ma, se la persona di servizio che avete presa non va, non dovete disperarvenè: se ne può trovare un’altra più adatta. Se volete, cercheremo anche qui.

— Ah, non è questo, non è questo che fa al caso mio; — gemeva lo zio. — Senti, Virginio, ragazzo mio, figlioccio mio, vorrei dirti una cosa.... una cosa che sto meditando da un pezzo....