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del conte Spilamberti. Testamenti, atti di cessione e di compera, titoli di possesso, stati ipotecarii, ricevute, dichiarazioni di registro, certificati di trascrizione, e che so io; ne capisco poco, e in quel poco mi ci confondo; ma l'avvocato Zecchi mi dice che tutto è in regola, che posso vedere e far vedere liberamente ogni cosa a persone di mia confidenza. Ho dovuto prendere tutta questa carta bollata per fargli piacere, per aver l’aria di esaminarla con comodo e di farla esaminare. Ma dov’è la persona che abbia più di te la mia confidenza e la meriti? Guarda tu, Virginio, esamina tu; mi dirai domani il tuo riverito parere.

— Nè domani nè poi, caro signor Demetrio; — rispose Virginio, che non si era mosso dal suo libro maestro, solo contentandosi di voltarsi a mezzo sulla vita.

— Oh, questa è nuova di zecca! — esclamò il signor Demetrio, facendo gli occhiaoci. — E perchè, se è lecito saperlo?

— Perchè non sono avvocato; — replicò Virginio, pacatamente. — Io non m’intendo di queste cose. Troppo volete da me, che tutti i miei studi li ho fatti qui, sotto i vostri occhi, e voi sapete bene che tra i miei studi non c’è stato quello del codice civile, nè di alcun altro codice.... salvo forse il commerciale, per gl’interessi del Bottegone.

— È vero, — disse rabbonito il signor Demetrio; — e questi interessi li hai curati bene, come se fossero i tuoi, meglio che se fossero i tuoi. Ma infine, con un po’ di buon senso, e con la tua perspicacia per giunta....

— Con un po’ di buon senso, — interruppe Virginio, — e con tutta la perspicacia che mi volete attribuire, io ne saprò sempre meno di voi, in materia di stabili. L’amministraziione dei vostri non la curate voi in persona? e non vi occupate voi di tutto ciò che si attiene a questa partita?

— Anche di questa voglio scaricarmi su te, ragazzo mio; — riprese il signor Demetrio, immaginando che un altro sentimento avesse ispi-