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un medico molto giovine, troppo giovane, e bello per giunta alla derrata, il quale si turba, perde le staffe appena gli si mettono gli occhi addosso. A me non le si danno ad intendere! L’innocentina! Era lì per morire! E la ci ha il cascamorto a’ fianchi!... Qui c’è del segretume, dico, ed ho fatto assai bene a venire.

Intanto la signora Argellani rispondeva alle cortesie della Perrotti:

— Mia buona Aurelia, sono così fiacca, ed ho così poca voglia di muovermi!

— E che fatica ci hai tu da fare? Ti metti in carrozza, e via. Tutti i lunedì in casa nostra c’è sempre il fiore della buona compagnia. Canta la Morati, con una vocina da soprano che innamora, e un buon gusto, poi, un buon gusto... E la Roccanera! Quella fa bene ogni cosa; canta, e si accompagna sul cembalo in un modo!.....

Gli occhi della signora Argellani si rabbuiarono, al ricordo di quel nome di donna.

— La è davvero una bella donnina! — continuò la Perrotti. — Dicono che i suoi occhi non abbiano riscontro in tutta Genova, ed io, imparziale come sono, lo ammetto. La gentilezza de’ suoi modi, il suo ingegno, poi, non temono rivali. Che te ne pare, mia buona Luisa? Non la è un ottimo acquisto per le nostre serate? Se tu non ti lasciassi intristire in casa, se tu volessi