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sassolini sopra cocci di stoviglie e pezzetti di lavagna, sucidi, scalzi, moccicosi, coi capegli arruffati, le vesti sbrandellate, come è agevole argomentare di ragazzaglia del contado, ma tutti pieni di salute e allegri come passere.

— Ecco la vita daccanto alla morte! — esclamò Laurenti. — La filosofia filtra i suoi esempi dappertutto.

I marmocchi s’erano levati in fretta, e due più grandicelli, e per conseguenza più ruvidamente soggettosi, giuocarono di calcagna, lesti come ramarri all’avvicinarsi dell’uomo.

— Che bel bambino! — disse la signora Argellani, adocchiandone uno, che era rimasto fermo, e che era meglio in arnese degli altri. — Come ti chiami?

Il fanciullo non rispose, e spalancò i suoi occhi azzurri per guardare la bella signora.

— Via, sii buonino! Come ti chiami? — ripetè ella, accarezzandolo.

— Non lo so — borbottò il fanciullo, dimenando le spalle e chinando gli occhi sopra un coccio che teneva tra mani.

Ma la signora Luisa, a cui quella scena campestre risvegliava nel cuore quella passione pei bambini che tutti sentiamo, segnatamente quando non ne abbiamo dei nostri, volle averne l’intiero e proseguì:

— Vuoi venire a star con me?