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per sè, e la pania non era stata che la naturalezza della donna gentile. Il perdono della noncuranza, temperato dalla cortesia di un’anima che non voleva ricordarsi di aver patito, egli, ingegno volgare, lo aveva interpretato come un dolce richiamo ad altri tempi, che la sua sconfinata baldanza, memore di tutti i trionfi ottenuti, gli faceva credere di poter rinnovare.

Alla dimane, come fu ora di visita, andò a salutarla, vestito con studiata eleganza di foschi colori. Ella lo accolse colla stessa serenità, colla medesima dimestichezza della sera innanzi. Ma egli non poteva tenersi in que’ modesti confini dov’ella stava così agevolmente; volle scusarsi del passato, e per iscusarsi, mentì, sebbene ella non gli chiedesse nè menzogne, nè scuse. Parlò della marchesa Bianca come di un capriccio nel quale era stata impegnata la sua dignità mascolina; lasciò intendere che dal suo trionfo medesimo era stato costretto a rimaner lontano da quella che non aveva mai tralasciato di amare; che poi la vergogna, il timore di averla offesa, e che so io, lo avevano tenuto in disparte, vicino ad una donna che non gl’importava un bruscolo; ed ella diffatti, la signora Luisa, aveva potuto vedere co’ suoi occhi com’egli se ne fosse liberato senz’altri riguardi.