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Un giorno la fortuna gli condusse tra piedi un conoscente, persona curiosa che andava per le vie alte della città, a dare un’occhiata ai nuovi edifizi. L’occasione non aveva che tre capegli sul cranio, ma Guido li afferrò destramente, conducendo il compare per quella tal via che sapete, e là domandandogli di chi fosse quel palazzo rosso, di chi quel bianco, di chi quella casa grigia, e via discorrendo, sempre con aria sbadata e per mo’ di chiacchera.

Di tal guisa, tirando innanzi, seppe finalmente che la palazzina gialla era la villa Argellani.

— Argellani! che gente è?

— Non so; — rispose l’amico — forastieri, che l’hanno comperata, credo, dai Visdomini. L’uomo è morto, lasciando la vedova, che deve starci di casa.

E’ fu tutto quanto potè sapere Laurenti; ma era già molto; una vedova ed un cognome!

La Argellani, ei l’avea già udita nominare, epperò non gli giungea nuovo il parentado; ma quando, e in che modo, non rammentava. E il nome di battesimo? quello era il busilli.

Così egli rimase senz’altro lume, a mezza