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sul cuore, mentre io le ne stropiccio le mani. Così va bene; ancora, ancora, fino a tanto che ricuperi i sensi.

— Oh Gesummaria! — esclamò la signora Tonna, lasciandosi cadere su d’una scranna — povera signora! E adesso crede Lei che potrà rimettersi?

— Sì, certo, non dubiti. Vede? La comincia a muover le labbra; queste frizioni aromatiche fanno il loro effetto. Ma che modo le è venuto male? Forse qualche commozione improvvisa?....

— Oh no, signore; io stava di là, nella mia camera, e mi disponevo a venirle a chiedere se avesse bisogno di me, per andarmene a dormire. Poichè, sappia, signor dottore, che io patisco di nervi; la fatica prolungata mi fa male, e bisogna che mi metta a letto di buon’ora.... Questa sera son certa che passerò una cattiva notte.... molto cattiva. Figurarsi! Dopo un colpo così forte....

— Ma, signora Tonna! — le gridò spazientito il Giacomo, che stava sull’uscio, cogli occhi addosso a Laurenti, e già lo vedeva mordersi le labbra, — Non è del suo mal di nervi che le domanda il dottore, bensì della padrona, per sapere in che modo la è caduta in svenimento.