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armacollo, insieme con la spada, diede i tre squilli di rito; poi, in mezzo ad un religioso silenzio, più religioso che non fosse stato quello degli uflzi divini, incominciò a leggere nella sua pergamena.

Era letterato, il banditore Scarrone; letterato per la necessità della sua professione, che lo avvicinava agli scabini, o giudici ordinarli, e ai notai del sacro Palazzo; laddove erano spesso illetterati i conti, che pure intervenivano ai placiti, ossia nei giudizi, e dovevano ben conoscer le leggi.

Maravigliosi giudici, i quali, propter ignorantiam litterarum, facevano un segno di croce!

Or dunque, per non indugiarci in chiacchiere, eccovi ciò che lesse ad alta ed intelligibil voce, e facendo diventar rosso dell’altro il suo naso, quella perla dei banditori:

— “In nomine sanctæ et individuæ trinitatis. Anselmo, per divina clemenza e per favore di Ottone III felicemente imperante, conte e marchese delle terre tra la Bormida e il mare, a tutti voi, buoni uomini, censuarii, aldioni e servi di Croceferrea, di Cairo, di Fer-