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scherzando, giuocherellando col ferro quanto lui; m’è più che bastante l’onore della prima bottonata, che egli mi ha tanto cortesemente lasciato. E vorrei, dopo la prima sua, lasciarmene dare una seconda e una terza, che mi parrebbe sempre di aver fatto una buona figura. Ma egli non è del mio parere; mi batte la campagna, non approfitta del suo vantaggio; seguita a descrivere, a distanza di otto centimetri dal mio costato, i suoi elegantissimi otto, in piedi o coricati, come gli pare, senza toccarmi mai. Va bene che molte io ne paro, e potrà anche sembrare agli astanti che io le pari tutte; ma dentro di me sento che egli potrebbe entrare più d’una volta. Perchè non lo fa? Mi scaldo al giuoco, rompo uno di quegli elegantissimi otto, ed entro io con una seconda bottonata. Egli accenna del capo, e sembra volermi dire sotto la maschera: “finalmente! è mezz’ora che l’aspetto.„ Poi me ne dà una a sua volta, un’altra se ne lascia dare; e così via, un po’ per uno, giungiamo al punto che io ne ho date sei, quante lui, nè più nè meno. Fac-