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ha commesse, per volersi credere un animale socievole, mi viene la stizza. Era nato per vivere a coppie, ed ha voluto vivere a branchi, far tribù, città, popoli, reami ed imperi. Che cosa ci ha guadagnato?

L’ira in casa e la guerra permanente ai confini, o uno stato d’animi che non aiuta certamente a far buone digestioni, nè in casa nè fuori di casa.

— Sei diventato filosofo? Mi congratulo.

— Ma sì, che vuoi? Come tutti i guerrieri, per romper la noia d’un’ora di marcia.

— Non dubitare; siamo quasi alla fine del nostro viaggio. Eccoti l’alma Corsenna, che s’affaccia alla svolta. Vedi quel torrione là in fondo? È una colombaia di casa colonica. Quell’edifizio lungo e nero, che pare un castello o un convento? È una filanda, che non lavora più da molti anni. Il baco non ha voluto attecchire in Corsenna; e il villaggio, che s’incamminava a diventare un borgo, è rimasto villaggio.

— Vedo delle casine, per altro; dei villini sparsi qua e là.