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feroce contro quella donna gli era nato d’improvviso nel cuore. Egli avrebbe voluto essere in quel punto un Dio, o un demonio, per vincere quella ritrosa, incatenarla colà, vederla a’ suoi piedi, impadronirsi, a suo malgrado, di lei. Imperocchè l’amore nell’anima del Bardineto non poteva riuscire quel delicatissimo affetto, e quasi celeste, che i poeti affermano essere certamente inspirato da una donna gentile. L’amore anzitutto è desiderio, e non sempre la nobiltà della persona amata può affinare nella mente dell’uomo e trarre a fior di virtù spirituale questo che è sempre ne’ suoi cominciamenti un prepotente ardore di sangue.

Così imbestialiva il Bardineto, desiderando ed odiando. L’avrebbe di gran cuore posseduta ed uccisa; e questo è dir tutto.

Ora, mentre egli la seguiva degli occhi, gli venne udito, a due passi discosto da lui, un suono di rammarico, quasi un singhiozzo rattenuto a fatica. Fu dietro l’uscio in un salto, e vi trovò la Gilda rincantucciata, la Gilda più morta che viva.

Subito intese che la meschina era là, ascosa e piangente, per lui. Del resto madonna Nicolosina gli aveva detto pur dianzi il segreto della sua povera ancella. Ed egli non se n’era avveduto prima; assorto nella bellezza gloriosa della giovine castellana, non avea mai chinato lo sguardo indagatore sul viso della Gilda; non aveva pensato mai che la sua bellezza, per essere in umile stato, non era già da meno di quella che a lui l’ambizione e l’amore facevano apparir così grande.

Si chinò allora verso di lei, la rialzò tra le sue braccia e la trasse di peso nella camera, senza che ella pur si provasse a resistere.