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cia ne aspetto. Noi qui possiamo tener saldo un anno, e in un anno molte cose possono accadere a Genova e altrove. —

Le parole di Galeotto furono molto lodate, come quelle che facevano testimonianza d’animo grande e in pari tempo avveduto.

A rinfrancare vieppiù lo spirito de’ suoi, quella medesima notte egli fece dal Borgo una vigorosa sortita generale. Antonio gli aveva detto non esser gran gente nella vallata, e Galeotto ne approfittò. Ributtate le prime schiere genovesi, piombò sulla Marina prima che il nemico avesse potuto raccapezzarsi, e fu tale la furia, che egli pervenne senza contrasto alla riva del mare, dov’erano tirate in secco alcune feluche e fregate corriere. Tosto i soldati vi balzano dentro a farvi bottino, e per fermo v’appiccavano il fuoco, se l’impresa non portava via troppo tempo; indi, con larga preda e buon numero di prigioni, se ne tornano indietro.

Comandava la spedizione Francesco del Carretto, figlio a Corrado e cugino di quel Marco, signore di Osiglia, che segretamente se la intendeva coi Genovesi. Galeotto lo aveva nominato suo capitano generale, in omaggio alla Lega, di cui aspettava, siccome ho detto, gli aiuti.

Con questo colpo audace si ricattarono i Finarini della resa di Castelfranco. Già l’ho detto e ripetuto; san Giorgio ancora non avea preso partito. E lo spirito conturbato di mastro Bernardo aveva, nel giro di pochi dì, una seconda consolazione. A farlo pienamente felice mancava tuttavia che un certo Anselmo Campora fosse preso e impiccato per la gola.

Ma già, contenti in tutto, a questo mondo, trovarli!