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briella, prima di allontanarsi. — Ma fra poco ne riparleremo. —

E andò, la cara fanciulla, andò nella sala da ballo, voltandosi ancora una volta indietro, prima di lanciarsi nel vortice proverbiale della danza. Il ballerino, di tanto in tanto, provò a collocare qualcheduna delle solite frasi; ma Gabriella era distratta e rispondeva a monosillabi. Finalmente, saltò in testa al ballerino di dirle:

— È ancora un bel cavaliere, quel marchese Gonzaga! —

Per quella volta la fanciulla si scosse, e rispose con una frase intiera:

— È il re dei cavalieri, senza macchia e senza paura. —

Il ballerino non soggiunse più altro. Aveva da ballare e ballò coscienziosamente, tanto da poter dire per una settimana, al caffè, nei soliti ritrovi de’ suoi giovani amici: — Il primo valzer della serata, dai Castelbianco, l’ho ballato con la Manfredi, con la più bella ragazza di Roma. —

I due amici erano rimasti nella galleria, fi-