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poco di buono, sparso, anzi annegato in molto di cattivo e d’inutile. E iersera appunto ho visto in casa d’un medico mio amico un volume assai grosso sopra la tarantola; ed avendo gittato gli occhi sui primi capitoli, non vi ho scorto altro che conghietture sopra la derivazione del nome di quel velenoso insetto e come lo chiamassero gli antichi greci; de’ quali greci si fa una numerosa divisione e si narra come una colonia d’essi errò per diversi paesi, e il perché e il come e il quando vennero in Italia, e dove si stabilirono, e della corruzione della lor lingua; e si ciarla poi come i latini nominassero anch’essi la tarantola, e se anticamente si sonassero le cetre o le lire o le pive a’ tarantolati, e simili minchionerie erudite che servono solo a far nota la stolta scienza del medico autore di quel libro; che colui doveva lasciar da un canto le conghietture etimologiche sopra il nome «tarantola» e i greci e i latini e le cetre e le pive degli antichi, e star saldo a dire del male e del rimedio della tarantola, senza riempiere i tre quarti del tomo di cosi sguaiata erudizione.

Se ci pogniamo a scrivere cosi, presto presto faremo de’ libri in quarto e in folio; ma bisogna o star zitto, o dir cose, e cose buone e non parole, e parole sempre inutili e a noi e agli altri. E ninno mi venga a dire che i cardinali, i marchesi e le accademie intere scrivono e hanno scritto e scriveranno sempre de’ grossi tomi sopra le anticaglie, e che io sono molto prosontuoso a volerle pur credere inutili e vane, e a consigliare a’ miei compatriotti di appena guardarle; che io voglio stare in ogni modo piú con la ragione che con le magne autoritá. E poi io non posso darmi ad intendere che i Quirini, i Maffei e le accademie di Francia, se fosser anche antiquari arrabbiati, non posso darmi ad intendere, dico, che approvino ed applaudano a chi non sa far altro che spiegar dittici a furia di carta scarabocchiata o iscrizioni etrusche, greche e latine e simili baie; e poi disgrado tutti gli antiquari insieme a provarmi, con parole semplici semplici e con ragioni chiare ed evidenti, che il dittico quiriniano meritasse che tanto «incredibile moltiplicitá» di scrittori si adoperasse con tutte sue forze per dilucidarlo. E nel mio