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contrario, perché io ho di molti maravigUosi segreti per comporre presto e bene lettere, dissertazioni, cicalamenti e simili cose; e per mostrargli che non gli dico menzogna, gli voglio dare un piccol saggio della mia segreta scienza, facendogli regalo d’una ricetta coU’aiuto della quale egli potrá fare un unguento eccellente. E a che servirá questo unguento? Servirá di preservativo contro gli attacchi di quella spezie di frenesia che muove gli uomini a fare molti volumacci sopra ogni cosa da nulla; servirá a impicciolire, prima che vadano allo stampatore, tutti i libri troppo grossi e deformi ; e servirá principalmente a fare una Vera spiegazione del dittico quiriniano la piú leggiadra e la piú «facile» e insieme la piú breve che dir si possa. Ma prima bisogna preparare il corpo con alcune linee estratte per lambicco dalla prima delle «cinque lettere» del medesimo signor Bartoli, le quali linee dicono cosi:

E torna altresí bene che qui ad ognuno piú apertamente io dichiari sette cose, cioè:

Primo. Che per impresa del libro, in cui pienamente ed evidentemente si conterrá l’accennata spiegazione, mi varrò d’un verso e di cinque parole del susseguente, tratto dalla lettera d’Orazio a’ Pisoni.

Secondo. Che si riporrá il dittico nella spezie d’alcuni toccati da Giovenale.

Terzo. Che si dará maggior lode all’autore di questo dittico che ad uno imitatore di Pindaro.

Quarto. Che si conoscerá essere in amendue le tavolette di questo effigiata una cosa la quale generalmente si legge espressa in un esametro d’un’altr’opera del predetto Orazio, quando ad un caso obbliquo si sostituisca un retto.

Quinto. Che della prima tavoletta la prima figura sará spezialmente dilucidata dal canto di un barbaro, noto ad un greco, ad un franzese e a mille italiani ; la seconda figura poi si vedrá individuata da sei sillabe d’un verso del sopranominato poeta venosino.

Sesto. Che l’uomo della seconda tavoletta si troverá essere quale ce lo descrisse Plinio.

Settimo ed ultimo. Che finalmente alla donna si vedrá recata singoiar luce da due versi di Marziale.