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Oltre alla energia tutta dantesca, osservisi ancora in questi versi il dolce amore che Niccolò nudriva pel Valentino, e come e’ corroborano bene l’afifermazione di coloro che glien’ hanno attribuito tanto per quel duca.

Poetici pure e forti e facili sono i versi che Niccolò scrisse poco piú sotto in laude d’Alessandro sesto, padre del suo diletto Valentino:

Mentre che La Tremoglia ne veniva, e che fra il papa e Francia umor nascoso e collera maligna ribolliva,

malo Valenza, e per aver riposo portato fu tra l’anime beate lo spirto d’Alessandro glorioso;

del qual seguirò le sante pedate tre sue familiari e care ancelle, Lussuria, Simonia e Crudeltate.

Ecco quello che mi è occorso dire dell’opere di Niccolò Machiavelli, senza lasciarmi rapire dall’ammirazione del suo ingegno acutissimo e dal suo sommissimo sapere da una banda, e dall’altra senza usargli la minima indulgenza sempre che mi è riuscito un malvagio e un scostumato. I suoi difetti furono grandi, è pur forza confessarlo; ma poiché le cognizioni che l’uomo acquista per via delli studi si sogliono chiamare «virtú» nella nostra lingua, bisogna eziandio confessare che le virtú sue non furono né piccole né poche.

Una parte della vita sua, come si può raccogliere leggendo quello che di lui ci rimane, egli la passò immerso nelli studi e scrivendo per lo piú di cose che importano assai alli uomini, o servendo la sua patria in offici assai dignitosi con fedeltá e con fervore.

Quasi tutti quelli che hanno scritto de’ fatti suoi hanno detto ch’egli visse povero e mori povero; ma perché le idee di povero e di ricco sono relative alle rispettive circostanze delle persone, a me pare che il «povero» non quadri onninamente, quando si dia ad un cittadino fiorentino che s’abbia una casa in