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I. LETTERE SUL DOTTOR BIAGIO SCHIAVO 9

gli è andato fallito; ma tutti i tre versi sono snervati e senza grazia.

Gli altri sei versi di coda non sono cattivi: il sentimento degli ultimi tre è piacevole, e forse e senza forse (che io non voglio farmi tanto restio a dire il vero) io diceva allora una verità sotto una metafora assai chiara.

Ecco quello che io credo mi si possa dire su questo sonetto da chi criticandolo volesse stare sulle sottigliezze; ma sentite, sentite lo Schiavo come me lo critica. Oh egli ci trova altro che versi stentati o snervati, che rime infelici e che pensieri comuni! Sentitelo, eh ’e’ mi tira pel saio e vuol parlar egli.

     E quando mai per lutto o per letizia
udistù angioli in ciel sonar campane, tu,
che si poco sai di lettre umane
e di divine poi nulla hai notizia?
     Scevro d’ogni virtù, pien di malizia,
se alla moda i piacer fai più che ’l pane;
alla moda per te fien le puttane,
alla moda il piacer d’ogni nequizia.
     Quel cattivel che tira e sa tirare
al naso e al gsto tuo, Baretti, e al tatto,
se piace tanto e se alla moda pare;
     perché poi con la penna l’hai ritratto,
e ’l fai si contra te tristo e volgare,
che mostri a chi noi sa quel ch’ei t’ha fatto?
     Te di gure e di fatto
coglión discopri, e di padella in brace
cascando vai col tuo sonetto audace.
     Del cattivel mordace
col chiostro che hanno a far le impure labbia,
e quel sfogar contro di te sua rabbia?


Che ve ne pare, amico, di questo sonetto? Che bellezza di lingua! che bei pensieri! che sode osservazioni! che purità di sentimenti! Cancher gli venga un’altra volta: gli è uno de’ be’ sonetti che gli sieno usciti mai di quel cervellaccio! Ma facciamo di grazia anche qualche noterella a questo.