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PREFAZIONE A TUTTE L OPERE DEL MACHIAVELLI X77 maggiore varietà di soggetti; alcuni de’ quali egli ha tanto a fondo investigati, che poco ha lasciato da aggiungere intomo ad essi a chiunque altro è venuto al mondo dietro di lui. Ne’ cenquarantadue Discorsi da Niccolò scritti sopra la prima deca di Tito Livio, egli ha ficcate delle cose tanto belle e in tanto numero, che se si avesse a fare un falò di tutti i nostri libri in prosa alla riserva d’uno solo, io darei la mia fava perché questo di questi suoi Discorsi fosse quello che si salvasse dal fuoco. È vero che per essi vi sono, come nel Prituipe, molti passi trascuratamente buttati giù e, quel che è peggio, molte cose da non approvarsi perché molto malvagie; ma e’ ne contengono pur tante delle approvabilissime, che io non ho conoscenza di scritto alcuno originalmente composto nell’idioma nostro, dalla lettura del quale si possano trarre tanti be’ lumi quanti se ne possono da questi Discorsi. Niccolò non si sconciava forse mai a ricorreggere quello che gli era un tratto uscito dalla penna; ma questi Discorsi hanno un’aria di limatura che l’altre opere sue non hanno, eccettuate le sue commedie, e sono molto buoni si rispetto alla lingua che rispetto allo stile. IV Dell’arte della guerra. Questi sette libri dal presente modo di far la guerra sono, né più né meno, resi inutili di quel che lo sieno que’ di Vegezio. Pure, per quanto il modo del moderno armarsi e dell’accamparsi e del marciare e del combattere e del fortificarsi, eccetera, s’allontani in molti punti da quello proposto da Niccolò, sempre la lettura di quest’opera, come delli scritti di Vegezio, sarà da raccomandarsi ad ogni condottiero d’esercito, anzi pure ad ogni minor comandante di soldati, onde, comparando i modi antichi co’ moderni, se gli aguzzi sempre più l’ingegno e sempre più se gì ’infiammi il cuore. L’erudizione contenuta in questi libri è sommissima; temo però che quel modo di scrivere in dialogo non riesca seccagginoso ad altri, come riesce a me. G. Baretti, Prefazioni e poUmiche. 13