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che il condottiere li menava tutti eguali e faceva di tutti spietatissimo macello, sul menomo barlume di poter trovare in essi ostacolo o contraddizione.

Ella è cosa che fa propio fremere il leggere in tutte le storie di que’ tempi le scelleraggini, che si commisero allora per tutta Italia e che dirivarono da queir universal modo di pensare: talché non mi faccio io maraviglia se Niccolò, intorniato da una tanta folla di ribaldi, tutti parati a far di tutto per acquistarsi dominio; non mi faccio io maraviglia, dico, se egli aveva pregno il capo delle idee che predominavano e che avevano predominato, né piú né meno, ne’ due secoli che l’avevano preceduto. Portando ciascuno la berretta, come potev’egli pensare a coprirsi la zucca con un cappello o con un turbante? Perché dunque dannar tanto la sua memoria? perché tanto maladirlo? perché bruciare l’immagine sua in una piazza pubblica, come fecero un tratto certi animalacci tedeschi, quando possiamo arguire come senza miracolo non era possibile non venisse anche egli infetto da quella pestilenza, che scorreva ne’ suoi tempi per tutta quanta la sua contrada? E s’egli appare sia stato piú infetto delli altri, non bassi ad attribuire a sua personale perversitá di cuore, ma sibbene a quella mente vastissima, la quale potette piú agevolmente che non quella d’alcun altro suo contemporaneo rinvenire mezzi di rendersi tiranno, secondo la moda che allora correva, e digerire que’ mezzi ordinatamente e ridurli a sistema. E quando il sistema fu un tratto concepito, è egli da farsene le croci per lo spavento, se, ricco di sapere com’egli era e con una fantasia che aggiungeva dappertutto, seppe quindi architettarlo con quell’arte con cui egli l’ha architettato?

Checché però si pensi e si dica di lui e dell’opere sue a’ di nostri, non se ne pensò punto male a’ suoi di sicuramente. Lunge dall’esservi alcuno allora, che trovasse che apporre a quell’opere e che dannasse con quella cordialitá con cui alcuni buoni e molti ipocriti le dannano di presente, le incontrarono anzi tanta grazia e tanto favore nel mondo, che un papa se ne lasciò dedicar una e un principe un’altra: né li eredi suoi si sbigottirono, dopo la morte di lui, di ricorrere ad un altro papa pel privilegio esclusivo di stamparle tutte insieme.