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dunque facciamo, che non cavalchiamo a Monte Carlo? Perché lo lasciamo noi braveggiare a suo senno, e perché ci stiamo noi qui con le mani in mano, intanto ch’egli si toglie Fucecchio e San Miniato e la Lastra e altri luoghi di grandissimo conto, con infinito danno e con infamia eterna delle magnifiche Signorie Vostre? Siamo noi fiorentini o siamo noi cucchi? Via, magnifici signori: usciamo a campo tosto, e appicchiamo la giornata, e facciamo fette di lui e di tutta la sua gente, onde il nostro si riabbia e gli si toglia il suo. Forse la vittoria ne costerá un po’ cara e una metá de’ nostri perirá forse nella zuffa, perché, a dargli il suo dovuto, quel Castruccio è uomo che sa il suo mestiero, cosi non lo sapesse ! E qua’ suoi sono tutti disperatacci com’esso, che non si lasceranno vincere con quella tanta sollecitudine che noi vorremmo. Adoperianci nondimeno co’ denti e coU’ugne, che n’avremo la meglio in ogni modo, non solo perché anche noi abbiamo il naso e la bocca com’essi, ma eziandio perché, a questo tratto, abbiamo poco meno che il vantaggio del due contr’uno; onde non si può che non gli rompiamo l’esercito. E quando gliel ’avremo rotto e preso lui o ammazzatolo, sará pur forza che Lucca ne spalanchi le porte suo malgrado e si faccia nostra schiava; di maniera che chi di noi soprawiverá a cosi gloriosa intrapresa, oltre a quel tanto bene che giá si gode come membro della repubblica nostra, s’avrá altresí come per giunta quello che gliene verrá come partecipante neir acquistato dominio, il quale non limiterassi a Lucca solamente, ma s’estenderá oltre sino a Pietrasanta, sino a Librafatta e sino a Monte Catino.

Terminato questo discorso, il gonfaloniere m’avrebbe fatto cenno perché dicessi la mia, la quale sarebbe stata di questo tenore:

— Corpo di san Cresci ! Che ne va questo Niccolò infradiciando? e perché vuol egli che corriamo a romperci le teste con quel indemoniato lucchese? Affé che se noi facciamo a modo di questo nostro segretario, noi n’avremo la mala pasqua! Se Castruccio, di povero bastardo ch’egli era, ha saputo alzarsi tanto che finalmente s’è fatto principe della sua patria e capitano di