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NUMERO SECONDO 43 suoi figliuoli maschi, e studia continuamente il modo di ren- derli buoni cristiani e insieme compitissimi cavalieri. Ha anche una figliuola, che ben ci possiamo immaginare se può essere negletta un minuto solo da una tal mamma. Per alle- vare questa prole come si deve, ella s’è provvista d’un abate svizzero, che serve di precettore a’ maschi, e d’una vedova che sovrantende alla fanciulla. Tanto l’abate quanto la vedova sono dotati d’ogni buona qualità; e se quello è molto dotto e pratico del mondo, questa è anch’essa una matrona di garbo grande. Per dar le ultime pennellate alla sua pittura, il mar- chese ne dice che la sua dama intendeva, oltre alla propria lingua, anche la latina perfettamente, l’italiana, la francese, e credo anche l’inglese, collagiunta di sapere, come dissi, ben ricamare, e poi ben ballare, ben la musica, bene il disegno, l’aritmetica, l’ istoria, la geografia, e alcune altre coserelle. Ecco a un dipresso come debb’ essere una dama per essere una dama cristiana, cioè una perfetta dama, secondo l’idea dell’autore di queste lettere. E a dir vero, il quadro ch’ei ne presenta è un quadro assai bello, né pecca in altro il suo dipingere, se non forse nella troppa secchezza de’ suoi colori, che togliono in gran parte, se non tutta, l’amabilità alla stime volissima immagine della sua tedesca. Uscendo di me- tafora, voglio dire ch’egli non si contenta di fare la sua dama tutta buona, ma la vuol fare troppo buona; del qual di- fetto (se il troppo buono si può chiamar difetto) io lo scuso facilmente, sul riflesso che offrendo un modello di perfezione all’imitazione altrui, gli è sempre meglio eccedere che scar- seggiare. Oltre però a quel soverchio di bontà, ch’egli attribuisce a questo suo modello, m’è duopo dire ch’io trovo in esso più cose che non mi quadrano in tutto e per tutto. Lascio andare che la sua eroina si assomiglia talora un po’ troppo alle pinzocchere; perché gli è vero che una dama, la quale non abbia assolutamente che fare, fa bene a sentire anche dieci messe ogni di, se non le bastano due; ma quella singolarità di* sentirne più d’una ne’ di di lavoro, anzi di sen- tirne una in casa, e poi andare a sentirne un’altra in chiesa.