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38 LA FRUSTA LETTERARIA mancanza di lume bastevole a distintamente distinguere quel che è bene e quel che è male, non è ella un vero male, e un male grandissimo e deplorabilissimo? Non è ella forse un male, quantunque pochi la mettano, o forse nessuno, nel catalogo de’ mali ? È vero che questa mancanza non è un mal fisico, non è un dolor di capo, un affanno di petto, non è una febbre, non è la gotta, non è la pietra, non è una piaga, un’amputazione d’un membro, o altro simil male; ma fa egli bisogno di dire che la natura nostra è suscettibile, oltre ai mali fisici, di mali metafisici? Se non fosse cosi, la privazione de’ beni non s’avrebbe mai a chiamar male; e le nostre innamorate e le mogli nostre e i figli e gli amici nostri potrebbono a lor posta morire, verbigrazia; e le facoltà e gli onori e ogni altra cosa non assolutamente necessaria al nostro material vivere ne po- trebbe esser tolta, o messa in forse, senza lasciarci la minima ragione di rammaricarci e d’ affliggerci. Mi permetta però il signor Genovesi di rammentargli una pur troppo vera osser- vazione fatta dall’Addisson, non mi ricordo in qual parte del suo Spettatore. « Se sur un qualche uomo, dice l’Addisson, si accumulassero a piacere sanità, gioventù, forza, bellezza, dovizie, onori, autorità, buona fama e ingegno e sapere, e in somma tutte quante le cose, che a ragione sono dall’univer- sale consenso riputate beni, assai poco felice tuttavia sarebbe quell’uomo cosi liberalmente arricchito; che all’ incontro quanto sommamente misero non sarebbe colui, nel quale si concen- trassero tutte quelle cose che noi chiamiamo mali?». E la ragione (che non mi sovviene se Addisson la dia) della poca felicità di quell’uomo felice è che in lui rimane sempre con- tinua e indelebile l’idea dell’ inevitàbil morte, da cui dovrà in breve essere spogliato di tutti que’ beni. Cosi la ragione della somma miseria di quell’uomo misero è che a que’ tanti suoi mali s’aggiunge anche l’idea pure indelebile e continua della vicina dissoluzione del suo corpo, la quale idea, come dissi, è stata creata in noi e immedesimata nell’esser nostro. Io non voglio però dire con questo che dappersé sola l’idea della morte ne rattristi di molto. Se quell’idea ne rattristasse