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34 LA FRUSTA LETTERARIA e forse molto ancora minore. Il grand’orbe del sole, o, se più ti piaccia, quello che questa terra intorno al sole descrive, ha più che seicento quaranta bilioni di miglia cubiche: dunque questa terra, che pur dianzi si grande parevaci, non è che un minimo visibile, e meno ancora all’occhio del sole. Or qual sarà ella, se si paragoni allo spazio che cinge col suo giro il pianeta di Saturno? Il diametro di questo spazio è per | lo meno cinquecento settantadue milioni di leghe francesi, | d’onde seguita che la sua circonferenza sia più che mille set- j tecento e sedici milioni di quelle leghe: or che sarà ella la sua solidità? Tu puoi a questo solo considerare, che questi sei pianeti primari, che per entro questo spazio aggiransi, quanto noi cogli occhi nostri scemiamo, appena sei piccoli punti ne occupino, comeché essi grandissimi corpi sieno; i perocché Mercurio, che più è al sole prossimano, non è men grande di 7.793.273.000 miglia cubiche; e Venere di miglia pur cubiche 258.445.900.000; e la Terra, siccome detto è, 264.466.789.070; e Marte 281.042.300.000.000; e Giove 281. 042.300.000.000; e Saturno 163.637.200.000.000. Perché se tante grandezze non sono che sei piccoli punti di questo spa- zio; quanto diremo ch’egli sia tutto quanto? Immagina, né trasecola se tu puoi. Che è dunque questa terra a volerla pa- l'agonare al vasto spazio, che questo pianeta, l’ultimo, com’ei pare, del nostro mondo, abbraccia? E quanto è esso grande dismisuratamente questo, che nostro mondo e spazio plane- tario e talora universo chiamiamo? E nondimeno, questo spa- zio, che appena si può dagli occhi della nostra mente com- prendere, non è ancora che un indivisibile punto di tutto l’universo nel quale io sono. Lo che perché tu ti possa age- volmente comprendere, a quel dei por mente che do m’ inco- mincio a dirti. Il sole, secondoché i nostri savi c’insegnano, è una stella fissa dell’universo, intorno a cui sedici corpi, ben grandi anch’essi e belli, son rotati, che questo spazio riem- piono che Saturno cinge. Egli n’è come l’anima che vasto corpo informi. Perocché ei gli muove e gli allumina e gli riscalda e fa che vivano e vegetino. Ninno di loro è che senza