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22 LA FRUSTA LETTERARIA Dacci il quadro finito, che te ne avremo obbligo, e contrap- porremo senza paura i tre canti del tuo poema al Lutrin di Boileau e al Rape of thè Lock di Pope, massimamente se ti darai l’incomodo di ridurre i tuoi versi sciolti in versi rimati. Diamo ora un’idea del buon modo di poetare di questo valentuomo, trascrivendo qui alcuno de’ suoi versi. Ecco com’egli s’ introduce a descrivere e come poi descrive il Mat- tino del suo muliebre cavaliere: Sorge il mattino in compagnia dell’alba innanzi al sol che di poi grande appare sull’estremo orizzonte a render lieti gli animali, e le piante, e i campi, e Tonde. Allora il buon villan sorge dal caro letto, che la fedel sposa e i minori suoi figliuoletti intiepidir la notte; e sul collo recando i sacri arnesi che prima ritrovar Cerere e Pale, va col bue lento innanzi al campo e scuote lungo il picciol sentier da’ curvi rami il rugiadoso umor, che quasi gemma i nascenti del sol raggi rifrange. Allora sorge il fabbro, e la sonante officina riapre, e alTopre torna l’altro di non perfette, o se di chiave ardua e ferrati ingegni all’inquieto ricco Parche assecura, o se d’argento o d’oro incider vuol gioielli e vasi per ornamento a nuove spose e a mense. Ma che? Tu inorridisci, e mostri in capo qual’ istrice pungente irti i capegli al suon di mie parole? Ah non è questo, signore, il tuo mattini Tu col cadente sol non sedesti a parca mensa, e al lume dell’incerto crepuscolo non gisti ieri a corcarti in male agiate piume, come dannato è a far l’umile vulgo! A voi, celeste prole, a voi, concilio di semidei terreni, altro concesse