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uno dei camerieri vostri m’ha fatto il tal comandamento, al quale io non posso né debbo con onor mio in modo alcuno ubidire, né mi può cader in capo che tale sia l’intenzione vostra. – Andate, andate, – rispose il duca, – e fate ciò che noi v’abbiamo comandato, e non se ne parli piú. – A questo il Cagnuola soggiunse: – Ed io, signore, renonzio a la commissione fattami di esser giudice. Voi la commetterete ad altri che faranno il voler vostro. Io per me nol so né lo posso essequire. – Alora il duca, vinto da la còlera, comandò che fosse messo in prigione; il che subito fu fatto. Dopoi, avendogli il duca mandato a parlare, e stando il Cagnuola fermo nel suo proposito, gli mandò il venerabile padre fra Giacomo Sesto de l’ordine predicatore a denonziargli che si confessasse, perciò che gli voleva far mozzar il capo. Si confessò il Cagnuola, e con l’animo suo invitto aspettava la morte. Il duca, non volendo udir persona, ordinò che in castello una sera gli fosse tagliata la testa. Venuto il manigoldo, e apparecchiato il ceppo e la mannara, il Cagnuola al supplicio se n’andava come se fosse ito a nozze. Volle il duca che messer Cecco Simonetta fosse presente a questo fatto; il quale, avendo udita la volontá del suo signore, v’andò. Giunto il Cagnuola ove era il ceppo, s’inginocchiò e con chiara voce disse: – Meglio è morir innocente che viver malfattore. – E con questo mise il petto sovra il ceppo. Alora messer Cecco lo fece levare su e lo condusse al duca, il quale gli disse: – Messer Gian Andrea, voi avete giocato netto, perciò che se voi per téma di morire pronunziavate la sentenzia falsa o pur dicevate di darla, noi vi lasciavamo tagliar il capo. Ora che veggiamo che veramente sète uomo da bene, noi vogliamo che siate del nostro Coniglio segreto. – E cosí lo fece suo consigliero, e per l’openione de la sua vertú l’ebbe sempre mai in grandissima stima. Né solamente dal duca era avuto in prezzo, ma tutto lo stato di Milano sempre lo riverí come giustissimo e santissimo uomo.


Il Bandello a l’eccellente dottor di leggi e poeta
divinissimo messer Niccolò Amanio salute