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come è il costume suo, facendo venticinque palle di sterco, con la coda in alto levata, e tutta bruttò la sepoltura. Onde con questi ridicoli atti diede al priore e a’ frati segno che non era il diavolo ma messer l’asino. In questo tutti quei buoni frati restarono con un palmo di naso in mano, e non sapevano che si dire né che si fare. A la fine il tutto si risolse in gran riso, e parve loro gran cosa che giovani e vecchi, filosofi e teologi, tutti restassero da la vista d’un asino scornati. E certo si può dire che la imaginazione profonda di cose triste nuoce assai, e che è meglio con ragionevole audacia investigare il vero che inconsideratamente entrar in timore e creder a l’altrui fantasie.


Il Bandello al magnifico
signor Lodovico Castiglione


Mirabilissime sempre furono le forze de la vertú, e di tanto potere, che non solamente gli amatori di quella, ma sovente anco sforzano quelli, che talora, vinti da le passioni amorose e dagli appetiti disordinati, si lasciano trasportare a strabocchevoli errori, ed emendar la vita loro ed amare, prezzare, riverire ed onorare le persone ottimamente qualificate e degne di riverenza. Il che in una azione di Galeazzo Sforza, duca di Milano, chiaramente si dimostra. Eravam questi dí insieme in casa del signor Battista Vesconte, patrizio veramente degno d’ogni commendazione, molte persone uomini e donne, e a caso di varii accidenti ragionandosi, fu contato come, essendo in essilio quel divinissimo eroe, il glorioso Scipione Affricano, e dimorando a Literno vicino al mare in una sua villa, che alcuni corsari, smontati dei loro legni, lo vennero a visitare e a basciargli quella valorosa mano che l’Affrica soggiogata a Roma aveva, tratti solamente da la chiara fama di lui. Si disse anco come i servi di Scipione volevano con i corsari combattere, pensando che fossero venuti per dirubar la casa ed ammazzar il lor padrone; ma veggendo quelli non aver armi, si fermarono. Onde i corsari, inginocchiati dinanzi a Scipione e basciateli le mani, gioiosi si partirono, parendo loro avere assai guadagnato a far riverenza a tanto famoso barone. Su questi ragionamenti disse il signor Francesco, primo figliuolo del