Pagina:Bandello - Novelle. 4, 1853.djvu/86


come giá v’ho detto, tutto il popolo di Como su la piazza, maestro Abondio deliberò di vergognare una volta per tutte i dui parrocchiani e insegnarli a lasciar stare le mogli altrui. Onde in quell’ora, dai suoi famigli aiutato, condusse le botte, ove erano dentro i preti, su la piazza, quelle sempre rotolando, di modo che i poveri uomini tutti si dipinsero, l’uno di nero e l’altro di verde, che pareva un ramarro. Maestro Abbondio aveva una scure in collo, che pareva che volesse andar a far de le legna al bosco. E perché era uomo molto piacevole e che spesso faceva de le burle, tutto il mondo se gli mise a torno. Egli cominciò a tagliare i legami dei cerchi, gridando tuttavia: – Guardatevi, comaschi, ché dui serpenti usciranno de le mie botte! – Slegati che furono i cerchi, le botte andarono in un fascio e gli sciagurati preti che parevano dui diavoli, essendo da le polveri mascherati, non sapendo ove s’andassero, perciò che poco o nulla vedevano, si misero chi qua e chi in lá. Il popolo, che non gli aveva potuti conoscere, cominciò a gridare: – Piglia, piglia,! dálli, dálli! – Fuggendo i preti, un can corso del governatore, che si trovò su la piazza, s’avventò a dosso a don Anselmo e lo morse in una gamba, e lui gridante ad alta voce mercé tirò in terra e poi gli diede di morso in quella faccenda che in mezzo le gambe gli pendeva, ed insieme con dui sonagli via di netto gliela strappò; di che il povero uomo tramortí. Corsero alcuni, avendo veduto il tratto che fatto aveva il cane, e mossi a pietá, andarono a sollevarlo; dai quali aiutato ed in sé rivenuto, disse chi era, pregandogli per l’amor di Dio che fosse menato fuor de la piazza. Don Battista, non sapendo ove s’andasse, fu da alcuni ritenuto, che gli domandavano chi egli fosse; il quale, facendosi conoscere, domandava mercé che non lo lasciassero in quel luogo. Maestro Abondio, veggendo il suo disegno riuscito d’aver fatto sí chiaro scorno ai dui disonesti preti, cominciò a dire che ciascuno si tacesse. E salito suso una panca che quivi era, narrò al popolo di Como la istoria come era successa, di maniera che la simulata santitá dei parrocchiani si conobbe esser sempre stata ipocrisia. Fu don Anselmo a casa sua portato, e stette molti dí prima che egli fosse sanato, e guadagnò questo: che senza sospetto, poteva aver pratica e parlar con le donne senza pericolo che piú le ingravidasse. Don Battista medesimamente, con gran vituperio menato a casa, ebbe un’acerba punizione dal vescovo di Como, il quale lo condannò a pagar le botti e le polveri a messer Abondio e a star molti dí in una scura prigione. A don Anselmo, oltra quello che il cane l’avesse perfettamente castrato,