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a dormire e faremo meglio; e poi dimane il verde si acconcerá. – Pensate mò che animo era quello di don Anselmo: io crederei che l’amore gli fosse uscito de le calcagna. Uscí il marito del luogo, e la donna confortò il messere che non dubitasse, ché ella andarebbe a liberarlo. Ne l’acconciare che messer Abondio aveva fatto de la botte, il prete s’era tutto carco di polvere verde che le carni gli rodeva, e quanto piú egli si gettava tanto piú faceva il suo peggio, di maniera che il povero sacerdote si vedeva molto mal parato, essendo ignudo e del mese di gennaio. Ora al bòtto de le cinque ore comparve l’altro parrocchiano, messer don Battista, e fu da la donna in una camera menato e dettogli che si spogliasse, ché ella anderebbe fin sopra a far cessare coloro che vi lavoravano. Questi erano maestro Abondio con uno dei famigli de la tintoria, che a posta facevano quel romore. Come puotêro imaginarsi che don Batista fosse spogliato e ito a letto, maestro Abondio uscí chetamente di casa e poi cominciò a bussare a l’uscio e chiamare la moglie che venisse ad aprirgli. Ella, scese le scale, se ne venne a la camera e fece entrare don Battista, cosí ignudo come era, in un’altra botte, ove era polvere di gualdo che s’adopera a far i panni neri. Il povero prete tutto tremante ci entrò, ché aveva sentita la voce del marito de l’Agnese e non sapeva che farsi. Come maestro Abondio fu entrato in casa, sapendo il secondo ratto esser ne la zucca, fece aprir la camera ove don Battista si spolverizzava di gualdo, e disse – Moglie mia, va e fa scaldare de l’acqua e falla recar qui per acconciare questa botte di gualdo. – La moglie rispose come fatto aveva l’altra volta circa don Anselmo. Il marito mostrò di contentarsi e disse: – Poi che dimane si fanno i funerali del conte Eleutero Ruscone, che era cosí buon gentiluomo e tanto difensore del nostro popolo, io non voglio che dimane ne la mia tintoria si lavori. – Ed accostatosi a la botte ove era dentro Don Battista, quella di maniera acconciò che il prete si sarebbe indarno affaticato per uscire. E cosí tutta la notte i santi preti stettero a far penitenza, ora sperando che la donna venisse a liberargli ed ora disperando, come in simili disaventure suol avvenire. Era anco la polvere del gualdo, come la verde, un pochetto mordente e massimamente offendeva gli occhi, di maniera che anco don Battista, fregando gli occhi, fece tanto che gli divennero rossi come un gambaro cotto. Cominciarono a buon’ora tutte le chiese a suonar le loro campane per i funerali che devevano farsi; il che era ancora ai preti di grandissima noia, sentendo avvicinarsi il giorno. Furono fatte l’essequie, e trovandosi,