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Novella XXII

Ambrogiuolo va per giacersi con la Rosina
ed è preso, ed altresí giace con lei quell’istessa notte.


Avendo noi lasciato il tenzionare di quelle cose de le quali per mio giudicio poco fondamento di ragione si può trovare, io attenderò la promessa e vi dirò quanto, pochi dí sono, in questa nostra cittá avvenne, la quale tutto il dí ne dá simili parti che a l’improviso nascono. E perché la cosa è troppo fresca, e nomando le persone col proprio nome loro potrei di leggero esser cagione di qualche scandalo, – e sapete bene ch’io non vorrei mai dispiacere a persona, se possibile fosse, ma far servigio a tutti, – dirò quei nomi che a bocca mi verranno. Bastivi che io narri la cosa come fu; e sí, se volete i nomi propri, andate a veder i libri dei parrocchiani che quelli nel battesimo nominarono. Vi dico adunque che in Milano è uno assai bel giovine che ha molto del buon compagno, il cui mestieri è d’esser berrettaio. Egli è innamorato, giá lungo tempo fa, d’una giovane, la quale è molto appariscente, con duo occhi in capo che domandano mille miglia da lontano gli uomini a basciargli e morsicargli. È poi questo loro innamoramento andato tanto innanzi, che spesso si trovano insieme e si dánno il meglior tempo del mondo. Il giovine, che si chiama Ambrogiuolo, manda sovente a la Rosina, – ché cosí la donna si noma, – de le «busecche» che si fanno presso a San Giacomo, perché sono piú grasse de l’altre, del cervellato fino e de l’offellette, e come può si trova con lei a far collezione e bere de la vernacciuola. Il marito de la Rosina è anch’egli berrettaio e tien un poco de lo scemo, anzi che no, ed abita nel borgo di Porta Comense sotto a San Sempliciano, e in quella medesima bottega fa berrette ove anco Ambrogiuolo lavora. E veggendo che Ambrogiuolo domesticamente va in casa sua e spesso ci reca qualche cosetta da mangiare, ne fa meravigliosa festa, né di lui si prende cura alcuna, di maniera che i dui amanti fanno, ogn’ora che vogliono, ciò che loro piú aggrada. Ora avvenne una sera che volendo andare Ambrogiuolo con la sua Rosina a starsi seco quella notte, perciò che il marito era ito a Binasco per certi suoi affari, che egli caminando si sentí movere il corpo. Il perché, essendo vicino agli avelli di marmo che sono nel cimitero di San Simpliciano, s’appoggiò per scaricarsi il ventre a uno di quegli avelli che