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cavalla, e che sapeva molto bene che in Cossenza non era persona che avesse avuto ardimento d’andar in casa sua a far simil furto. Il Caruleio, udendo la querela, impose che ogni diligenza s’usasse per ritrovar la detta cavalla. Da l’altra parte egli fece metter in ordine tre dei suoi corsieri con le barde che alora s’usavano ed ora poco sono in prezzo, e fece anco metter in ordine la cavalla con barde molto grandi ed una testiera d’acciaio, col collo tutto coperto di minutissima maglia e con mille altri abbigliamenti a torno, che pareva l’Ascensione di Vinegia e ordinò che i tre corsieri e la cavalla fossero menati fuori di Cossenza. Il gentiluomo a cui la cavalla era stata involata mise le spie a tutte le porte de la cittá, ed egli andò a quella porta ove alora erano per trasfugare la cavalla. Colui che le era sovra, come vide il gentiluomo, ebbe dubio che la cavalla non fosse conosciuta, e volendo schifare, si rivoltò in una strada la piú fangosa del mondo, ove erano dui o tre zappelli che Rabicano averebbe avuto fatica a passargli; onde lá dentro in uno la cavalla di modo s’impaniò come fa l’augellino sovra il visco. Il povero servidore che era con la cavalla impaniato, gridando – Aita, aita! – fu cagione che molti corsero al romore. Il gentiluomo, sentendo dire che un cavallo s’affogava, corse anco egli al romore, avendo lasciato uno dei suoi per guardia a la porta. Fu forza, se voleva cavare la giumenta del fango, che tagliassero tutte le cinghie e che levassero le barde con tutti gli ornamenti che la cavalla aveva a torno; il che essendo fatto, leggermente la cavalla uscí del pantano, ma concia come potete imaginarvi. Il gentiluomo, come vide la cavalla uscita del fango, tantosto la conobbe, e disse le maggiori villanie del mondo a colui che la menava via, e fu due o tre volte per rompergli il capo; pur si ritenne e fece condurre la cavalla a casa. Udendo questo il Caruleio, ebbe modo subito di far fuggir quello che la cavalla menava fuori, e diede voce che quel ghiotto gli aveva rubate le barde e quei fornimenti per piú copertamente poter condur via la cavalla. Il gentiluomo cossentino, essendo sicuro che il governatore l’aveva fatta rubare e che voleva coprirsi il capo di frasche, essendo uomo molto sollazzevole, quel giorno istesso fece far un paio di brache di tela molto grandi e tali che dentro vi arebbe capito assai agevolmente ogni parte di dietro d’ogni grossissimo cavallo. Fatto che furono le brache, essendo il governatore su la piazza, il piacevole gentiluomo, accompagnato da molti dei seguaci suoi, l’andò a ritrovare e cosí gli disse: – Signore, ieri io venni a supplicarvi che voi mi faceste restituire la mia cavalla, essendo certo che