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acutissimi dardi nel core, non sapeva altro che risponderle se non che ella, per assicurarsi di quanto egli le diceva, gli comandasse tutto quello che piú le era a grado e che da lui si potesse mandare ad essecuzione, assicurandola che tutto quello che uomo par suo far potesse, egli farebbe, o moriria ne l’impresa. Leonora, mossa da cotale leggerezza feminile, cosí gli disse: – Cavaliero, se tu vuoi che io creda che tu m’ami e che il tuo amore sia cosí fervente come tu dici, va e recami cinque teste di mori, che tu da uomo valente abbi a singular battaglia vinti ed uccisi; e alora io crederò esser da te sommamente amata. – Io non so ciò che di questa donna vi dica, in comandando cosí disonesta cosa e perigliosa, e meno quello che io mi debbia pensare di don Giovanni, che ad ubidirla si dispose. Lascerò il giudicio a voi, signore e signori, che qui ora m’ascoltate. Avuto questo sí fatto comandamento, don Giovanni a la donna rispose: – Ed io molto volentieri vi ubidirò. – Né volendo al fatto suo dar troppo indugio, dato ordine a’ fatti suoi, ordinando le cose sue di Spagna, trovate certe sue scuse che a passar in Affrica lo movevano, essendo alora tra i nostri re cattolici e tra i mori litorali una gran tregua, ed il commerzio tra l’una e l’altra gente sicurissimo, con tre servidori, ben fornito di danari, passò lo stretto di Gibilterra e si mise a praticare per quelle terre e regni con i quali era la tregua. Stette colá poco piú d’un anno, e sí bene seppe condurre i fatti suoi, che non solamente cinque volte, ma sette si condusse ne lo steccato e a singolar combattimento ammazzò sette mori, i cui capi serbati, facendoli impir d’erbe a ciò appropriate e di soavi odori, e di sale condire e confettare, con quelli a Medina di Campo, ove alora era la corte, rivarcato felicemente lo stretto, se ne rivenne. Quivi fece intendere a la sua nemica che egli era tornato, avendo molto piú di quello, che ella commesso gli aveva, essequito. Ed in fede del tutto mostrava lettere patenti di tutti i signori e governatori di quei luoghi, ove egli valentemente aveva combattuto. La donna, che forse credeva che don Giovanni mai piú non devesse rivenire, udito quanto egli le mandava a dire, si trovava molto di mala voglia, parendole pure che il cavaliero da dovero l’amasse; né sapeva che si fare, come quella che in effetto non l’amava. Nondimeno raccolse il cavaliero assai graziosamente, ma non si curò molto di vedere quei capi che egli portati aveva. Il fatto per la corte si divolgò, e la reina Isabella volle il tutto intendere e veder le teste, ed agramente riprese don Giovanni che a sí fatto rischio ad istanza d’una donna si fosse senza alcuna ragione posto. Il cavaliero si