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nostri padri una catedra, per poter disputar certo numero d’alcune sue conchiusioni in logica e filosofia; e prese per mezzo a conseguir questo suo intento il molto valoroso ed illustre signor conte Guido Rangone, sapendo quanto esso signor conte era in riputazione appo i nostri padri, e che non gli averebbero cosa alcuna negata. Ottenne il signor conte Guido ciò che domandò, e al Forno fu assegnato un giorno, nel quale nessuno fuor che egli sosterrebbe conchiusioni né disputarebbe. Il Forno, avuta la grazia del determinato dí, mandò a Bologna un suo uomo con lettere a messer Peretto Pomponaccio, ne le cose di filosofia suo maestro ed in quei dí assai famoso filosofo, supplicandolo che per ogni modo egli degnasse di venir a Modena, sí per onorare il suo filosofico conflitto, come anco per essergli scudo contra quegli argomenti, se qualche uno gliene fosse fatto, che egli forse non sapesse cosí ben disciorre. Il Peretto si scusò, allegando che non poteva venire per alcune sue occupazioni; ma il Forno, che senza il maestro disputar non voleva, montò a cavallo e, giunto a Bologna, tanto seppe dire che condusse il Peretto a Modena. Venuto il giorno de la disputazione, salí in catedra il giovine filosofo e molto galantemente le sue conchiusioni propose. Quei nostri frati che gli argomentarono contra, perché era ne la chiesa nostra, non la volsero intendere troppo per minuto, non argumentando ad altro fine se non per onorarlo. Vi furono degli altri assai di varie religioni e secolari, che contra gli argomentarono a la meglio che seppero, a tutti i quali il Forno accomodatamente rispose, e si diportò di sorte che fu da tutti sommamente commendato, perciò che dottamente le sue conchiusioni sostenne ed ingegnosamente gli intricati nodi degli altrui argomenti disciolse, mostrando in ogni cosa ingegno e memoria. Finita la disputazione, fu il Forno a casa onoratamente condotto, ove a tutti quelli che l’accompagnarono diede una magnifica collazione. Il Peretto, che voleva il dí seguente tornarsene a Bologna, disse al Forno: – Messer Gian Francesco, voi con qualche mio disconcio m’avete condutto a Modena, e sonci venuto volentieri per onorarvi e veder come vi sareste portato nel combattere. Il tutto è andato bene e con vostro grande onore e consolazione dei vostri amici e parenti, del che vosco me n’allegro. Ora che cosa mi mostrarete voi di bello in questa vostra cittá? – Fu risposto e dal Forno e da altri, che erano lá di brigata, che in Modena ordinariamente v’erano di molte belle ed aggraziate donne, il palazzo del signor conte Guido Rangone e fratelli, alcune belle sepolture, bei lavori, una bella torre