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amando e non essendo amato, da me si soffre, a lungo andare mi condurrá a morte. Ma egli è pur meglio in un tratto uscir di pena e finirla che mille volte il dí morire. – Cassandra, pensando che egli queste parole dicesse come fanno i giovini, non se ne curò e gli disse che attendesse ad altro, ché queste erano follie da pazzi. E cosí, sovravenendo alcuni, il ragionamento si finí. Restò Teodoro molto di mala voglia e quasi disperato, veggendo che di questo suo amore non era per coglier frutto alcuno. E non si possendo d’amar la donna distorre e talora sperando col tempo renderla pieghevole ai suoi appetiti, andava con false imaginazioni ingannando se stesso ed aspettando un’altra commoditá di poter a Cassandra parlare. Ella, ancor che lo vedesse da quello che esser soleva tutto cambiato, nondimeno non si poteva piegare ad amarlo se non come compagno ed amico del marito. Ora, essendo Demetrio cavalcato fuor de la cittá, Teodoro, pensando che averebbe gran commoditá di ragionar con Cassandra, che era rimasa con una sola fante in casa, se n’andò a trovarla, e la ritrovò che cuciva certi suoi lavori. Quivi postosi a sedere, andando la fante innanzi e indietro per cotali servigi che ne le case le massare fanno, entrò egli a supplicar essa Cassandra che di lui avesse pietá. La donna lo lasciò buona pezza cicalare, senza dirgli motto alcuno. A la fine, mezza adirata, gli disse: – Teodoro, se tu vai dietro a queste tue pazzie, io mi ritirerò ne la mia camera e mai piú non verrò ove tu ti sia, e sarai cagione che Demetrio s’avvederá del poco rispetto che tu gli porti. Lascia queste fantasie e attendi a la mercadanzia come di prima facevi, e farai molto meglio. Io te l’ho detto e di nuovo te lo ridico, ch’io non sono per compiacerti in questi tuoi disonesti appetiti giá mai. Fa adunque pensiero che ciò che io ora ti dico sia il vangelo, e metti il tuo core in pace. – Altre assai parole Cassandra disse, che pur tutte tendevano a questo fine: che Teodoro si levasse da questa impresa e attendesse ad altro. Mentre che Cassandra faceva il suo ragionamento, tutte le parole che diceva erano mortalissime ferite nel core del povero amante, che miseramente lo trafiggevano. Onde, pensando fra sé essergli impossibile a poter piú l’accerbissime sue passioni sofferire, ebro di doglia e da quella accecato, preso un pugnale che a lato portava: – Eccoti, Cassandra, – disse, – il fine de le mie pene, perciò che questo mi trarrá fuori d’ogni tormento. – E col fine de le parole alzando il destro braccio, s’andò a ferire nel petto a la banda del core. Cassandra, veggendo cosí estrema