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al signor Girolamo de la Penna, essendo esso Federico in Polonia con l’illustrissimo signor Prospero Colonna. Onde avendolo io scritto, il nostro messer Vincenzo Attellano m’ha pregato per parte vostra ch’io ve ne volessi far copia. Onde essendovi di molto maggior cosa tenuto, non solo di questa novella vi faccio copia, ma quella al vertuoso vostro nome dono e consacro, la quale degnarete umanamente accettare. Ma che prego io? Se voi sète la umanitá istessa e la cortesissima de le piú cortesi, non m’accade dubitare che voi queste mie ciance non riceviate umanissimamente. State sana.Novella XXXIV

Il signor Girolamo de la Penna in Pollonia chiede ostie per pigliar
de le pillole e, per non l’intendere, a tutti i modi vogliono communicarlo.


Devete sapere, valorosa signora e voi altre graziose donne, che questi anni passati il signor Prospero Colonna, uomo per tutte quattro le parti del mondo per vertú, per arme, per liberalitá ed infinite altre sue doti famosissimo, fece compagnia da Napoli fin nel regno di Pollonia a madama la reina de la Pollonia, che fu figliuola del duca di Milano Giovan Galeazzo Sforza e de la signora Isabella di Ragona. Esso signor Prospero, come sempre ha di costume, condusse seco gran numero di gentiluomini e servidori, tra i quali io, suo creato, ci andai. Accompagnata che ebbe e al re presentata la reina, e fatte le nozze, le quali in vero furono de le piú celebri e pompose che a’ nostri giorni si siano fatte, deliberò il magnanimo Colonnese di ritornarsene in Italia. Ed essendo giá a l’ordine per far il viaggio, il signor Girolamo de la Penna perugino, cavaliero valoroso ed antico partegiano di casa Colonna, infermò gravemente; il che alquanto tardò la partita. Era altresí in Pollonia l’illustrissimo e reverendissimo monsignor lo cardinale da Este, venuto anco egli con onorata corte per onorar le dette nozze; il quale, intendendo la infermitá del cavaliero, l’andò a visitare. Era con lui il medico suo italiano, che a l’infermo fece di molti rimedii; di maniera che cominciò a prevalersi ed uscir di pericolo. Onde veggendo il signor Prospero che l’infermo prendeva gran meglioramento, se ne venne verso Italia. Il signor Girolamo con i suoi servidori, previsto di quanto gli bisognava, rimase in casa d’un pollacco. Aveva il medico del cardinale lasciata certa pasta di pillole a l’infermo e comessogli che,