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grande Scipione Africano spesse fiate per via di diporto andava insieme con il suo Acate Lelio su per lo lito del mare, cogliendo de le cocchiglie e dei sassolini che son per entro l’arena sparsi. Socrate anco, quel famosissimo filosofo, soleva dopo gli studii filosofici scherzevolmente con uno suo figliuoletto giocare. E cosí far si deve, a ciò che con l’animo piú svegliato ritorniamo agli affari di piú importanza. State sano.Novella XXXII

Pronto ed arguto detto d’un buffone a la presenza
del duca Galeazzo Sforza contra i frati carmeliti.


L’avere, signori miei, prima udita la gravissima e dotta orazione del nostro dottissimo Antiquario, piena di tante belle istorie ed aspersa di mille passi reconditi, ci aveva di modo elevato l’animo che tutti eravamo restati quasi come fuor di noi, se il nostro ingegnoso poeta messer Lancino Curzio non ci avesse, col raccontare la indiscreta lite dei canonici regolari, alquanto destati, perciò che l’aversi indutto a dire quattro parolette de la loro ambizione e superbia n’ha pur un poco fatto ridere. Egli ci ha dato il digestivo, ed io, non uscendo di proposito, vi darò la medicina. Devete adunque sapere che, regnando Galeazzo Sforza duca di Milano, nacque in questa cittá una grandissima questione di precedenza ne le processioni tra i frati carmeliti e tutti gli altri religiosi, perciò che essi volevano precedere non solamente gli ordini mendicanti, ma anco tutti i monaci. Tutti gli altri allegavano le loro approvate consuetudini, confermate da diversi sommi pontefici. Ma i carmeliti dicevano che per lo passato gli era stato fatto torto grandissimo, e che la semplice umiltá dei loro maggiori era stata di questo cagione, e che questo non deveva pregiudicare a le loro ragioni, essendo eglino i piú antichi di quanti sono al mondo religiosi. Fu dedutta questa controversia al Conseglio secreto del duca, il quale, essendo giovine, volle esser presente ad udirla disputare. Un giorno adunque di festa, nel castello di Milano fece congregare tutti i capi d’ogni sorte di religiosi, e volse che ne la sala verde la cosa si disputasse. Fu dato il carico a l’eccellente messer Gian Andrea Cagnuola, dottor di leggi, come tutti conoscete, dotto e giustissimo, a ciò che egli le parti domandasse e facesse produrre le ragioni loro. Onde al priore dei carmeliti rivolto, domandò lui quanto era che l’ordine suo aveva cominciato. Il carmelita rispose che